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Analisi della versione di Greco degli Esami di Stato per il Liceo Classico

Mariangela DiprimaPer la seconda prova dell’esame di maturità, i candidati dei licei classici si sono cimentati con un brano di Luciano di Samosata, retore neosofista, autore prolifico ed eclettico, di cui l’ironia, il sarcasmo, l’acutezza di osservazione, la vena polemica, nel nome della misura e della ragione, e l’atteggiamento del demistificatore, costituiscono le principali caratteristiche.

È un autore caro a viale Trastevere, scelto con una certa frequenza negli ultimi anni e, tra le ultime volte, nel 2008. Dunque, nonostante l’opera da cui è tratto il brano non sia molto nota a livello scolastico, i maturandi avranno sicuramente tratto vantaggio dal fatto di conoscerne l’autore e lo stile.

Il titolo con cui è stato presentato è “L’ignoranza acceca gli uomini”, ed è il paragrafo introduttivo del “Non credere facilmente alla calunnia”, uno scritto polemico con il quale Luciano mette in guardia i lettori dai pericoli della calunnia. Obiettivo dell’autore è indurre gli uomini a credervi il meno possibile, dimostrando “con il ragionamento, come in una pittura, che cos’è la calunnia, da dove si ispira e quali effetti produce”. A questo scopo si serve di un aneddoto che vede come protagonista il celebre pittore Apelle di Efeso il quale, scampato ad un’accusa calunniosa di un rivale ,che lo vedeva coinvolto nella congiura ai danni del re Tolomeo, decise di vendicarsi dipingendo un’allegoria della Calunnia. Dopo la descrizione del dipinto, l’autore passa in rassegna le figure del calunniatore, del calunniato e di colui a cui viene riportata la calunnia. Dopo vari exempla e alcune celebri citazioni, l’operetta si chiude, in una sorta di ring composition, ribadendo che la causa di quanto detto è l’ignoranza, ponendo significativamente in explicit la parola “verità”.

Il brano in questione introduce il tema della calunnia solamente nell’ultima parte, incentrandosi piuttosto su ciò che ne costituisce il terreno fertile: l’ignoranza. Questa è presentata dall’autore come la causa di ogni male, e condizione tipica, quasi ontologica, dell’essere umano, reso cieco alla verità e perennemente in bilico. E tuttavia, ricorda Luciano, gli autori tragici hanno fatto dell’ignoranza il motore delle loro opere, nelle quali l’agnoia, come un demone tragico, distribuisce sventure agli eroi, dai Labdacidi ai Pelopidi. L’autore prosegue tornando a considerare aspetti più vicini alla realtà dei lettori: la forza persuasiva della calunnia, intesa come accusa lontanissima dalla verità, ha rovinato famiglie e città, mettendo gli uni contro gli altri padri e figli, fratelli e amanti.

Il passo è un esempio dello stile lucianeo, elegante e ispirato ad un atticismo moderato. Non presenta grandi difficoltà nella traduzione e risulta piuttosto agevole dal punto di vista sia sintattico sia della resa lessicale. Qualche problema può darlo l’oudèn dèon tra quarto e quinto rigo.

Si fa largo uso di participi: congiunti, con valore esplicativo, soprattutto nella prima parte, e predicativi (come il kechoreghemèna predicativo di ta pleista in posizione prolettica e dipendente dall’ottativo potenziale euroi tis an), ma anche con valore nominale (ad es. nella parte finale, ton gheinamenon e ton eromenon). Prevale comunque una struttura paratattica e i periodi sono circoscritti: ciò a vantaggio di una più facile comprensione da parte degli studenti. L’unico periodo un po’ più lungo lo troviamo alla fine, ma una volta capita la struttura, costruita per ripetizione, la resa è non difficilmente intuibile.

Apprezzabile appare, infine, la scelta di un passo caratterizzato da un messaggio sicuramente positivo e che offre ai nostri ragazzi un ottimo spunto di riflessione: il valore etico della conoscenza, un ottimo messaggio soprattutto per dei maturandi!

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