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Come parlare della Shoah a scuola?

red - Charles Heimberg durante una tavola rotonda della Lega Internazionale contro il Razzismo e l'Antisemitismo (LICRA) tenutasi a Ginevra il 27 gennaio 2005, è intervenuto per proporre come parlare della Shoah nelle scuole. L'intervento di Heimberg è stato tradotto da Ernesto Perillo.

Come parlare della Shoah a scuola?

Le testimonianze dei sopravvissuti di Auschwitz sono sempre emotivamente coinvolgenti. Alla loro presenza è difficile prendere la parola per affrontare il ragionamento su storia e memoria. Lo vorrei fare ricordando che non è evidentemente possibile che i sopravvissuti testimonino davanti agli studenti ogni volta che si tratta in classe il tema della Shoah. E' dunque necessario riflettere attentamente sul modo in cui noi lo possiamo fare anche in loro assenza. 

Introduzione 

Ritengo che il pensare e insegnare questo tema terribile ma decisivo per la comprensione del mondo nel quale viviamo, implichi quattro approcci, quattro diverse dimensioni di lavoro con gli allievi, da trattare senza un ordine stabilito a priori. 

Il primo è quello del contatto diretto con la realtà dell'orrore, a partire da una testimonianza diretta o filmata, da un racconto, da un testo come quello di Primo Levi, da una serie di documenti, di fotografie, di immagini etc. 

Accanto a ciò, c'è la necessità di far conoscere il lavoro degli storici, di fare il punto sulla questione, di dare conto del dibattito storiografico sulle interpretazioni di questi fatti. Ritengo che gli studenti debbano conoscere in sintesi ciò che dicono gli storici. 

Inoltre, c'è la possibilità di distinguere i rispettivi contributi della storia e della memoria, con le loro diverse logiche e funzioni. Oggi, con 60 anni di scarto, la memoria della Seconda Guerra Mondiale è divenuta essa stessa oggetto di storia. E tutte le manifestazioni successive, come ad esempio l'intensa esposizione mediatica di questa settimana, ci parlano sia del presente che del passato. Cosa che gli studenti dovranno anche imparare a decodificare. 

Da ultimo, la persistenza nel lungo periodo del pregiudizio antisemita, e quella, anch'essa detestabile, delle falsificazioni negazioniste fanno sicuramente parte della storia. Esse ci obbligano a farci carico della parte irrazionale che contraddistingue le nostre società umane; implicano, inoltre, l'impiego di concettualizzazioni della psicologia sociale per comprendere i meccanismi collettivi dell' esclusione, della stigmatizzazione, dell'affermazione di gruppi ad esclusione di altri,a volte per mezzo della violenza più estrema. 

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