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Consigli di un comico messo a fare il Prof. per una didattica innovativa

Antonello Taurino - Panico panico!! Domani interrogazione di Storia! La so? Non la so? Panico panico!! Ok, respiro profondo, rilassamento e, per verificare se sono veramente preparato, un piccolo esercizio che faccio da una vita: ripetere l’oggetto dell’interrogazione al contrario. L’avevo visto in un episodio della serie Lie to me, facevo una cosa simile ai tempi della scuola di teatro ma mi è tornato in mente proprio questa settimana, con la ricorrenza dei trenta anni di “Ritorno al futuro”. “Ok, ragazzi, questo è un blues con il riff in SI, perciò occhio agli accordi e statemi dietro!”

-“Prof, ma è vero che ripetendo gli eventi della Seconda Guerra Mondiale al contrario, si sente Ligabue che canta Certe notti in bulgaro?”

-“No, giovine e scalpitante somaro, ma se riesci a raccontarmi tutta la Seconda Guerra Mondiale dal momento finale a quello iniziale senza incepparti, allora posso garantirti che sei veramente preparato”.

-“E se non ci riesco?”

-“Be’ allora sei prontissimo per un quiz con Carlo Conti.”

È una vecchia tecnica da Commissario Montalbano:

-“Ci racconti partendo dalla fine: dove si trovava la notte del 2 settembre 1945?”

-“In Giappone a firmare la resa incondizionata?”

-“E il 1° settembre del 1939 cosa faceva?”

-“Se non ricordo male, stavo invadendo la Polonia”

-“Molto bene, perfetto. Può andare.”

Interrogare al contrario mette a nudo le bugie, le magagne e i buchi sparsi della memoria. Se l’indiziato è innocente, riesce a fare il percorso a ritroso; se mente con un falso alibi diventa un’operazione difficile da improvvisare. Potete provare anche a casa: donna, sospetti che quello sborone tatuato tipo affresco di Michelangelo del tuo ragazzo abbia bigiato il calcetto del mercoledì sera in favore di attività sportive ben più interessanti? Beh, chiedete al drittone i dettagli della fantomatica serata calcistica al contrario e vediamo cosa salta fuori. E tu, uomo, se temi che quando la tua femmina esce wonderpushata come una velina, dicendo “Amore, io vado a giocare a calcetto con le amiche”, si diriga in realtà a toccare ben più di una palla, allora, anche tu, ricorri al sacro stratagemma. Ok, lo so, adesso avrò sulla coscienza lo scioglimento di tante coppie.

Sullo stesso principio è basato un altro esercizio, ben noto a tantissimi studenti, per scovare gli errori di ortografia (solo quelli di ortografia!) nei temi: leggetelo al contrario e noterete che gli errori vengono subito a galla. Nella normale lettura il nostro cervello tende ad intuire e anticipare il significato, soprattutto se l’abbiamo scritto noi: volando alto sull’insieme, tralascia il particolare, percè anhc es ci Son eror1 garmmaitcali, si riesc1e c0munuqe a acpire il sesno gneerale id uqell ceh si voule dire, come avete appena verificato inoppugnabilmente. Se, invece, togliete il contesto e il flusso logico, ogni singola parola riemerge nuda e cruda e facile da controllare.

Tornando alla Storia, raccontarla al contrario è un utilissimo esercizio didattico, non solo perché è una cartina di tornasole spietata per accertare se padroneggiate la sequenza degli eventi, ma soprattutto perché sarete costretti a legare logicamente ogni evento al precedente attraverso il loro rapporto causa/effetto, che è poi il nocciolo fondamentale della disciplina della Storia. Potrete verificare che “è successo un determinato evento” perché - parola importantissima - prima “era successo quell’altro evento”, il quale a sua volta dipende “da un altro evento antecedente”, e così via. Se invece i fatti vengono raccontati nel normale ordine cronologico, seppur corretto, potrebbe anche darsi che questo rapporto vi possa sfuggire.

Per dire: non è

“Ho fatto il pirla la sera che c’era la partita di calcetto con gli amici, e oh!.. La mia ragazza m’ha lasciato!”

ma

“La mia ragazza mi ha lasciato perché prima mi sono bombato sua cugina e le ho raccontato pure palle, invece di andare a calciarle..”.

C’è una variante molto divertente di questo gioco ispiratami dal comico Federico Basso. Federico prende le trame dei film e le gira per intero al contrario, conservando però una parvenza di logica. Ad esempio, Pretty Woman è la struggente storia di una ragazza che dopo il fallimento della sua relazione decide di darsi alla prostituzione; Pinocchio quella di un bambino che sogna di diventare un ceppo di legno e Titanicla parabola di una fanciulla che parte dall'America con una scialuppa di salvataggio, si innamora di un giovane congelato che emerge dal mare tipo "Cristo degli abissi" e decide di fare con lui una crociera: arrivati sulle coste inglesi, ognuno per la sua strada. E Rocky è l'epopea di un pugile che urla "anairdA! anairdA!"

Potremmo fare lo stesso con i grandi della storia: ordine reale dei fatti, però al contrario. La storia di Napoleone diventerebbe quella di un animatore d’un villaggio turistico in un’isola equatoriale che ad un certo punto si fa prendere dallo sfizio di fare il generale. Quella di Hitler: la singolare parabola d’un tiranno il quale, stanco di guerre e potere, decide di ritirarsi a fare il pittore, rimbalzato dai professoroni dell’Accademia di Belle Arti di Vienna con l’agghiacciante sentenza “Ma la smetta di torturare l’umanità con le sue croste e si dedichi ad altro!” (ok, questo più o meno successe realmente).

E la Guerra d’indipendenza Americana è l’ardita impresa d’un manipolo di coloni che dopo aver fondato una nuova nazione si trasferiscono tutti a est sulla costa atlantica, intraprendono poi una guerra per annettersi al paese che amano, l’Inghilterra, pagando pure tasse altissime al Re inglese. E alla fine non solo ci riescono, ma decidono addirittura di emigrare tutti in Inghilterra, tanto garbava loro quella nazione lì!

Lutero invece, nella nuova “Riforma Protestante 2.0”, lotta per riunire tutte le Religioni cristiane sotto l’unica insegna del Papato e straccia il foglietto con le 95 Tesi affisso sulla Chiesa di Wittemberg; poi arriva a Roma ed esclama: “Figata l’idea di vendere le indulgenze!”. La storia di Mussolini? L’avventurosa vita d’un ginnasta che col suo esercizio della verticale al contrario presso i distributori di benzina, arriva a diventare uno dei maggiori esponenti del Partito Socialista Italiano. Tralasciando tutto quello che c’è in mezzo. 

Insomma, raccontare a ritroso può anche essere divertente, sicuramente però è utile. Utile perché mette alla prova la memoria e la logica, ma anche perché in molte storie la fine è più importante dell’inizio.  Sarà anche  vero che “chi ben comincia è a metà dell’opera”, ma è “chi ben finisce” che lascia di sé imperitura immagine di gloria. Insomma, a volte conviene partire dalla fine.

Per esempio, queste sono le prime parole che sto scrivendo per questo pezzo. Davvero. Non ho idea di cosa metterci, speriamo venga fuori qualcosa di interessante...

(Scritto con Carlo Turati)

(www.smemoranda.it)

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