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Iniziative nelle scuole in ricordo di Tullio De Mauro

MIUR - A un mese dalla scomparsa di Tullio De Mauro, professore emerito di Linguistica generale ed ex Ministro dell’Istruzione, è importante che proprio nelle scuole italiane venga raccolta la sua eredità, fatta di idee e studi di grande valore ed efficacia, traducendola in attività didattiche e di formazione da sviluppare con la stessa finalità che ha contraddistinto il suo impegno: innalzare le competenze linguistiche di tutti, e in particolare dei giovani, per un effettivo esercizio dei diritti di cittadinanza. 

Con questa nota si vuole dare ai docenti l’occasione per ripensare alla figura di De Mauro e farne un compagno quotidiano presente nel loro lavoro didattico svolto insieme con colleghi e studenti, così come lui si era posto, con semplicità e competenza, al fianco degli insegnanti nel loro cruciale impegno sul campo. Per progettare interventi e iniziative di educazione linguistica, frutto del suo insegnamento, è utile rifarsi innanzitutto al valore ancora attuale delle sue opere, che rivoluzionarono la linguistica e l’approccio ai problemi dell’apprendimento della lingua anche nelle aule scolastiche, e alla sua multiforme attività di intellettuale poliedrico e instancabile. 

Come è noto ai docenti, le prime opere di De Mauro furono la Storia linguistica dell’Italia unita (1963), dove il linguista affronta per la prima volta il tema della costruzione dell’italiano intrecciando documenti diversi, appartenenti alla vita politica, culturale, sociale, e la traduzione e il commento, nel 1967, del Corso di linguistica generale di Ferdinand de Saussure, un’opera che orientò la linguistica verso lo strutturalismo. Nella Storia linguistica dell’Italia repubblicana. Dal 1946 ai nostri giorni (2014), ideale prosecuzione della Storia del 1963, descriverà poi le condizioni linguistiche e culturali del Paese, fino quasi a oggi: i grandi cambiamenti nel linguaggio, la disaffezione alla lettura, il ruolo dei dialetti, la scarsa consuetudine per le scienze, i mediocri livelli di competenza della popolazione adulta, le difficoltà, i successi e gli insuccessi della scuola. 

Il rapporto stretto per De Mauro tra storia, lingua e società si ritrova ancora nell’Introduzione alla Costituzione della Repubblica italiana-1947 (2014) e In Europa sono già 103. Troppe lingue per una democrazia? (2014), sul tema della molteplicità delle lingue in Europa e della costruzione della comunità civile. 

Nell’ambito delle ricerche sul lessico sono numerosi i suoi studi, dal Vocabolario di base della lingua italiana - pubblicato nella Guida all'uso delle parole (1980) - che raccoglie i vocaboli di maggior frequenza d’uso e quindi le parole indispensabili per un parlante, fino al Grande vocabolario italiano dell’uso (1999), 6 volumi e 250mila lemmi, analizzati in base all’uso e al lessico a cui appartengono. 

Ancora di grande attualità e utilità per il lavoro dei docenti sono le fondamentali Dieci tesi per un’educazione linguistica democratica (1975), documento che De Mauro elaborò per 

la nascita del GISCEL (Gruppo di Intervento e Studio nel Campo dell'Educazione Linguistica). Sempre sul tema dell’educazione linguistica si ricorda il volume Capire le parole (2002), sul problema centrale della comprensione delle parole e delle frasi, e il Dizionarietto di parole del futuro (2006), su come nascono i neologismi. 

Questi riferimenti, inevitabilmente sommari e parziali, ad alcuni dei lavori di De Mauro sono proposti alle scuole come spunto per un confronto sia sugli obiettivi di apprendimento che quotidianamente già impegnano i docenti, sia sugli strumenti didattici più idonei al loro raggiungimento; le ricadute di questo confronto nelle scuole non potranno che arricchire la quotidiana attività di insegnamento e favorire la diffusione di efficaci pratiche didattiche. 

Tra i primi obiettivi che l’opera di De Mauro ripropone con forza alla scuola vi è quello di fare dell’educazione linguistica una priorità ineludibile per colmare le disuguaglianze sociali e garantire a tutti effettivi strumenti di cittadinanza. In uno dei suoi ultimi e sempre efficaci interventi nel settimanale Internazionale (n. 1176 del 21 ottobre 2016), scrisse che “Quelle [disuguaglianze] sociali danno luogo a disuguaglianze di trattamento, che producono risultati disuguali, da cui nascono disuguali capacità di orientarsi nei percorsi scolastici, che danno luogo a una molto diversa qualità dei titoli ottenuti, da cui infine si determinano disuguali possibilità d’inserimento nel lavoro e nella vita sociale”. Fino ad esprimere un’amara preoccupazione: “Entrano che a volte paiono e magari sono quasi uguali, escono che sono anche visibilmente disuguali e inchiodati alla disuguaglianza sociale”. 

Le disparità nella padronanza linguistica rafforzano le disuguaglianze e hanno spesso origine, per De Mauro, da specifiche difficoltà nella comprensione di testi e discorsi: “Occorre sviluppare e tenere d'occhio non solo le capacità produttive, ma anche quelle ricettive, verificando il grado di comprensione di testi scritti o registrati e vagliando e stimolando la capacità di intendere un vocabolario sempre più esteso e una sempre più estesa varietà di tipi di frase”. E ancora, in un dialogo con Andrea Camilleri, pubblicato nel 2013, La lingua batte dove il dente duole: “Parlare italiano significa impadronircene davvero tutti quanti. Per questo dobbiamo leggere, studiare, pensare, informarci. Non dobbiamo dimenticare che la lingua non è semplicemente uno strumento di comunicazione funzionale, è anche un’arma. Padroneggiare la lingua è una cosa che ha a che vedere con la nostra presa sul mondo”. 

Per queste e altre ragioni è importante dedicare spazio, in tutte le discipline, non solo in italiano, all’educazione linguistica, e quindi all’ascolto e alla lettura, all’ampliamento del lessico, all’uso della lingua in situazioni diverse, alla capacità di elaborare testi, in particolare quelli argomentativi, e di usare codici e registri linguistici differenti a seconda delle necessità 

d’uso. L’educazione linguistica, come ci ha insegnato De Mauro, deve tenere conto delle condizioni linguistiche e sociali di partenza, “del retroterra linguistico-culturale personale, familiare, ambientale dell'allievo”, del fenomeno dell’inserimento di tanti studenti non di lingua madre italiana e delle situazioni di maggiore svantaggio culturale, e accompagnarsi per questo all’innalzamento della cultura in generale, nel rispetto di quei principi costituzionali a cui si è più volte riferito De Mauro: l’articolo 3, che afferma, tra l’altro, la pari dignità di tutti i cittadini “senza distinzione di lingua”, e l’articolo 6, che tutela le minoranze linguistiche. 

Per De Mauro “possedere la lingua è indispensabile per capire, informarsi, conoscere, decidere, deliberare”, contro il rischio dell’analfabetismo di ritorno di tanti adulti. Per questo mentre si batteva per l’obiettivo dell’educazione linguistica riconosceva il merito della scuola “che lavora spesso da sola, in salita e fa miracoli per alzare il livello di competenza dei giovani rispetto ai livelli familiari di partenza”. Nello stesso tempo De Mauro ci ricorda che capire e farsi capire è anche una questione di responsabilità che investe tutti: “Le parole sono fatte, prima che per essere dette, per essere capite: proprio per questo, diceva un filosofo, gli dei ci hanno dato una lingua e due orecchie. Chi non si fa capire viola la libertà di parola dei suoi ascoltatori. E’ un maleducato, se parla in privato e da privato. E’ qualcosa di peggio se è un giornalista, un insegnante, un dipendente pubblico, un eletto dal popolo. Chi è al servizio di un pubblico ha il dovere costituzionale di farsi capire”. Così De Mauro in dueparole, mensile di facile lettura, dedicato alla semplificazione del linguaggio scritto. 

Infine De Mauro ci ricorda anche la nostra appartenenza all’Europa e l’ulteriore obiettivo per le scuole, all’interno dell’educazione linguistica, di riconoscere i tratti della comune cittadinanza europea nei nuclei linguistici comuni e poter praticare nei fatti il plurilinguismo, autentica nuova frontiera della futura cittadinanza. 

Per le considerazioni esposte i docenti sono invitati a confrontarsi con questi e altri obiettivi - che si possono ricavare dalle opere, dal pensiero e dalla passione civile e intellettuale di De Mauro - all’interno dei dipartimenti, dei consigli di classe, dei collegi, e a individuare, nella loro autonomia e all’interno dei Piani per la formazione, le modalità più efficaci per raggiungerli. 

Potranno, per esempio, affrontare e discutere, partendo dalle idee di De Mauro, i temi di come l’insegnamento dovrebbe cambiare e di cosa la scuola potrebbe fare per meglio adempiere ai suoi compiti di inclusione sociale, di riduzione delle disuguaglianze, di sviluppo della comunità nazionale ed europea, di innalzamento dei livelli culturali del Paese; oppure il tema di come tradurre oggi in concrete ed efficaci pratiche didattiche l’esigenza di accrescere la padronanza linguistica, dalla scuola primaria fino alla conclusione della secondaria di secondo grado, in rapporto, rispettivamente, alle Indicazioni nazionali per il 

curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo d’istruzione e alle Indicazioni nazionali (per i licei) e alle Linee guida (per gli istituti tecnici e professionali). 

A questo proposito un ulteriore argomento di riflessione può essere quello del confronto tra le diverse indicazioni e proposte elaborate da De Mauro e quelle di altri pedagogisti, linguisti e intellettuali, il cui esempio è altrettanto prezioso e interessante per gli insegnanti. 

Utile potrà essere, nelle diverse iniziative messe in atto, anche il coinvolgimento attivo degli studenti, la loro partecipazione nell’elaborazione di percorsi di crescita delle competenze linguistiche che li vede destinatari degli interventi e, nel contempo, attori decisivi per il risultato atteso. 

Gli Uffici scolastici sono invitati a prestare il loro sostegno alle scuole nella progettazione e organizzazione delle diverse attività di formazione e di ricerca-azione che saranno predisposte dalle istituzioni scolastiche, anche in rete tra loro e nella prospettiva di sviluppo di un curricolo verticale. 

Alcuni dei processi avviati e dei risultati che in tal modo emergeranno potranno essere valorizzati, diffusi e condivisi attraverso altre iniziative che il Ministero dell’Istruzione promuoverà. Con questo proposito il prossimo 31 marzo, giorno in cui Tullio De Mauro avrebbe compiuto 85 anni, sarà realizzata, in collaborazione con RAI RADIO3, una Giornata radiofonica, interamente dedicata a lui e al valore per le scuole del suo insegnamento. Inoltre, durante la finale delle Olimpiadi di italiano, che si svolgerà a Torino il 5, 6 e 7 aprile 2017, la figura di Tullio De Mauro verrà ricordata attraverso interventi e una tavola rotonda sui suoi contributi più significativi e attuali al rinnovamento della cultura, della linguistica e della scuola italiana. 

Come ha scritto il linguista Raffaele Simone, “le persone che gli devono qualcosa non si contano. Per questo in debito verso di lui è anche il Paese “. E, nel Paese, soprattutto il mondo della scuola.

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