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Le prove oggettive: attribuzione dei punteggi agli item e traduzione degli stessi in voti

Erasmo Modica – Nel processo di verifica degli apprendimenti è necessario ridurre al minimo le variabili valutative legate alla soggettività del docente, utilizzando dei criteri che siano molto chiari e facilmente interpretabili da tutti, soprattutto dagli studenti stessi.

L’autovalutazione è una fase importante per lo studente, in quanto diventa consapevole della propria prestazione e riceve tutte le informazioni necessarie per migliorare il proprio metodo di studio.

Quando si costruisce una prova di verifica oggettiva vi sono due momenti importanti che il docente è tenuto a considerare:

  • il momento dell’attribuzione dei punteggi,
  • il momento della traduzione dei punteggi in voti.

Strutturata la prova oggettiva, il docente deve attribuire dei punteggi ai vari item, tenendo della tipologia della prova che si intende somministrare e del criterio di correzione che si intende adottare.

Essendo la scuola un luogo di formazione, nel processo di correzione sarebbe bene evitare l’uso delle penalizzazioni degli errori commessi dagli studenti, piuttosto è più opportuno che essi provino a esprimere le risposte ai quesiti richiesti. Uno studente che tenta di rispondere in maniera casuale a tutte le domande di un test senza penalizzazioni, non raggiungerà in modo agevole un voto sufficiente.

Quando si vuole strutturare una prova oggettiva con item a scelta multipla si possono utilizzare i criteri di seguito descritti.

Il primo criterio consiste nell’attribuzione di punteggi positivi o negativi alle risposte, rispettivamente, corrette o errate e punteggio zero alle risposte non date. In questo modo, indicando con P il punteggio da attribuire a ciascun item e con N il numero delle alternative date, si può ricavare il punteggio P mediante la relazione:

P=N-1

Il secondo criterio prevede l’assegnazione del punteggio 1 a tutte le risposte date correttamente e punteggio zero a tutte le risposte errate o non date.

Dopo la somministrazione, il docente dovrà dedicarsi al secondo dei momenti sopra menzionati: la traduzione dei punteggi in voti.

Tale traduzione è assolutamente necessaria in quanto il nostro sistema scolastico prevede una scala decimale per l’espressione di un giudizio relativo al profitto di ciascun allievo.

A tale scopo è possibile utilizzare uno dei due metodi di seguito illustrati.

Il metodo del massimo e del minimo consiste nella trasformazione dei punteggi grezzi ottenuti in una scala diversa da quella utilizzata. Poiché i docente stabiliscono per alcune prove un voto massimo e un voto minimo che non sempre corrispondono allo 0 e al 10, è necessario determinare la corretta relazione di conversione che non vada a penalizzare la prestazione dello studente.

A tal proposito è necessario determinare i valori estremi dei punteggi grezzi attribuibili, per esempio 0 e 30, e attribuire ad essi i corrispondenti valori della scala dei voti, ad esempio 2 e 8. Il criterio di conversione si baserà sulla seguente relazione matematica:

Da cui si ricava che:

Si ritiene necessario precisare che se si sceglie di optare per l’attribuzione alla prova di un voto minimo diverso da 0 e di un voto massimo diverso da 10, allora la classica proporzione che si è abituati a fare penalizza ancor di più l’alunno con valutazioni insufficienti.

Infatti, nel caso del nostro esempio, la proporzione:

darà un voto inferiore rispetto a quello da attribuire correttamente con il suddetto metodo di conversione.

A titolo di esempio, uno studente che ha totalizzato 10 punti in una prova con punteggio massimo pari a 30, si vedrà attribuita la valutazione di 3,33 nel caso della conversione in scala classica, mentre si vedrà attribuita la valutazione di 4 nel caso della conversione corretta. Invece, uno studente che ha ottenuto un punteggio pari a 25 vedrà attribuirsi una valutazione pari a 8,33 nel caso della conversione in scala classica, mentre una valutazione di 7 nel caso della conversione corretta.

Il metodo della suddivisione in fasce di livello prevede la determinazione della media M dei punteggi ottenuti da tutti gli studenti della classe e la deviazione standard s.

Determinati questi due valori sarà possibile attribuire:

  • il voto 4 agli studenti che hanno ottenuto un punteggio inferiore a 1,5 s;
  • il voto 5 agli studenti che hanno ottenuto un punteggio compreso tra M-0,5 e M-1,5 s;
  • il voto 6 agli studenti che hanno ottenuto un punteggio compreso tra M-0,5 e M+0,5 s;
  • il voto 7 agli studenti che hanno ottenuto un punteggio compreso tra M+05 e M+1,5 s;
  • il voto 8 agli studenti che hanno ottenuto un punteggio superiore a M+1,5 s.

Naturalmente, qualora la media M della classe si attestasse a un valore molto basso, è possibile ripensare la suddivisione in fasce di livello attribuendo alla fascia del voto 6 un altro voto e ridefinendo tutti i voti delle altre fasce.

I metodi sopra descritti dovrebbero essere discussi in sede di Dipartimento Disciplinare e dichiarati esplicitamente nella propria programmazione individuale. Sarebbe inoltre opportuno illustrare i criteri scelti agli studenti, in modo che essi siano consapevoli del fatto che la valutazione viene attribuita seguendo un criterio ben preciso, facendo cadere la classica convinzione di un’attribuzione del voto frutto di simpatie e antipatie dei docenti.

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