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Learning Objects. Alcuni presupposti teorici

Elenamaria Armand - L’LTSC (Learning Technology Standard Commette) definisce i learning objects come "ogni entità digitale o non digitale che può essere utilizzata, riutilizzata o indicata come riferimento durante l’apprendimento supportato dalle nuove tecnologie". 

Sono oggetti didattici digitali, ossia documenti, applicazioni software, immagini, sequenze video e aggregati di questi, a sé stanti (che non dipendono da altro materiale) e utilizzati in un percorso di apprendimento.

La filosofia alla base del learning object è il just in time, just for you, just enought.

Un learning object (LO) per essere definito tale, deve rispondere ad alcuni requisiti per cui deve essere un oggetto:

- in formato digitale

- destinato in modo esplicito all’apprendimento,

- autoconsistente: non necessita di ulteriori contenuti per la sua comprensione, “... a learning object can stand on its own ...” (Koper, 2001) a differenza della tradizionale logica di apprendimento lineare

- modulare: è utilizzabile in diversi contesti e percorsi di apprendimento

- riutilizzabile: è utilizzabile da tutti, tutte le volte che è necessario o lo si desidera

- accessibile: è fruibile da tutti in conformità con la Legge n. 4 del 9 gennaio 2004 “Disposizioni per favorire l’accesso dei soggetti disabili agli strumenti informatici” (Art. 5)

I LO sono sostanzialmente moduli di contenuto didattico digitale utilizzabili in aula come supporto alla lezione (specialmente se si ha a disposizione una LIM), per il recupero delle lacune, il consolidamento delle conoscenze e l’approfondimento dei contenuti, per l’apprendimento autonomo a casa.

I LO rappresentano un modo di concepire l’apprendimento: sono unità d’apprendimento piccole (che vanno mediamente dai 2 ai 15 minuti), sono totalmente indipendenti l’uno dall’altro, sono riutilizzabili (anche in contesti diversi per scopi diversi).

Pur nella specificità dell’obiettivo didattico e formativo, possono contenere ampi insiemi di contenuti per cui si presentano a un approccio multidisciplinare e trasversale mirato allo sviluppo di specifiche competenze.

In un LO si utilizza un mix di linguaggi (voce, suono, testo, immagine) che favorisce la concentrazione, la comprensione e la memorizzazione del contenuto.

La costruzione e l’utilizzo del LO coinvolge sia il prodotto sia il processo formativo.

I principali meccanismi di attivazione del processo di apprendimento sono costituiti dall’utilizzo delle capacità induttive dei bambini, dal coinvolgimento diretto, dalle dimostrazioni e simulazioni.

LA PSICOLOGIA E LA DIDATTICA

La progettazione didattica dei LO affonda le sue radici nel cognitivismo e nel costruttivismo.

Il cognitivismo definisce la conoscenza come uno stato cognitivo che si traduce in schemi mentali e comportamenti procedurali. Ne consegue che insegnare significhi sostanzialmente predisporre un insieme di strategie finalizzate a modificare gli schemi e i comportamenti di chi apprende.

Il costruttivismo concepisce i processi conoscitivi come elaborazione di significati in interazione con l’ambiente. La didattica ha lo scopo di incoraggiare l’attività autonoma dello studente predisponendo un ambiente con idonee risorse e ricco di stimoli.

Dal momento che l’acquisizione di conoscenze avviene all’interno di un gruppo che elabora sistemi di interpretazione della realtà, l’apprendere richiede di partecipare ai processi di costruzione condivisa di tali significati nei contesti in cui opera una comunità. Un ambiente di apprendimento deve offrire rappresentazioni multiple della realtà che favoriscano:

- la contestualizzazione, non solo l’astrazione

- la costruzione cooperativa della conoscenza, non la sua riproduzione, attraverso un processo sociale

- l’analisi di situazioni reali o ipotetiche

- pratiche riflessive individuali e di gruppo

La metodologia che risulta maggiormente funzionale è, come logica conseguenza quella del cooperative learning, ossia della predisposizione di un ambiente di apprendimento in cui gli studenti lavorano in gruppo, si aiutano, collaborano con le loro diverse predisposizioni, condividono e confrontano soluzioni (peer education), per imparare ad usare una molteplicità di strumenti e risorse informative al fine di raggiungere un obiettivo comune (problem solving).

E’ quindi utile la realizzazione e l’utilizzo di LO all’interno di un iter di apprendimento per i numerosi vantaggi che essi forniscono, ma non determinano in toto un ambiente di apprendimento: i LO in quanto prodotti decontestualizzati di un’attività di instructional design, possono catturare solamente la conoscenza esplicita in un settore (contenuto disciplinare, obiettivo misurabile di apprendimento, abilità). La componente implicita, in certi casi assai rilevante, emerge dall’interazione comunicativa tra i membri di una comunità di pratica che operano in situazioni reali. Solo qui si chiariscono i problemi formativi che si intendono risolvere, gli obiettivi di partenza, le strategie che si metteranno in atto in base alle reali risorse di cui si dispone.

Per questo ho trovato utile non tanto l’utilizzo di LO predisposti da altri, ma la loro realizzazione con la classe. 

(http://bit.ly/2upTkhG)

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