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Lo studio delle prove INVALSI 2015 nelle Scuole Estive Mathesis. Documento di sintesi

Emilio Ambrisi - Durante le scuole estive di Laceno e Telese Terme un apprezzabile spazio è stato dedicato allo studio delle prove INVALSI. I lavori sono stati ispirati ai seguenti due principi: 

1) La funzione dell’INVALSI è fondamentale per il sistema dell’istruzione. 

2) Le prove Invalsi devono essere conosciute e discusse dai docenti al fine di essere: 

  • percepite importanti per l’attività didattica; 
  • strumento di riflessione e di miglioramento collettivo; 
  • costruite in modo sempre più rispettoso della funzione che la legge attribuisce loro, essere più vicine alle aspettative di docenti, studenti, famiglie e scuole e interagire con esse. 

Sulla base di tali principi sono stati analizzati: 

  • i fascicoli delle prove 2015; 
  • i dieci punti del documento di sintesi dei risultati; 
  • il rapporto tecnico in cui viene anche spiegato, in appositi paragrafi, come si costruiscono le prove. 

1. Il riferimento allo statuto epistemologico della matematica 

Con riferimento al rapporto tecnico, in particolare alla lettura del paragrafo 1.3, La prova di matematica: definizione del costrutto, alcuni docenti frequentanti la scuola, in un momento di pausa e in modo più o meno riservato, hanno chiesto ai responsabili Mathesis se c’era uno statuto epistemologico della matematica e, in caso affermativo, di averne una copia. Se l’INVALSI - diceva uno dei professori - lo cita e fa capire di tenerne conto, vuole dire che c’è. Vuol dire che ci sarà stato un gruppo di ricercatori che l’avrà definito, scritto e non pubblicato per ragioni, forse, di segretezza o che sarebbe troppo complicato spiegare a tutti. E’ così? Sarebbe comunque certamente utile averne una copia, molto più dell’incomprensibile e parolaio paragrafo 1.3 o addirittura di un Syllabus! Ai colleghi è stato risposto quel che è: la Mathesis non è a conoscenza della questione e avrebbe girato direttamente all’INVALSI, anche ad evitare l’insorgere di possibili ipotesi di un INVALSI centro motore di una concezione e una pratica esoteriche della matematica, la richiesta di avere una copia dello statuto epistemologico della matematica unitamente alla richiesta di una aperta revisione di quel paragrafo 1.3. Una volta ricevuta una risposta dal presidente e dal direttore generale, nei quali si ripone grande fiducia, l’avrebbe prontamente fatta conoscere. 

2. I risultati delle prove INVALSI 2015 in dieci punti 

Il decalogo INVALSI è fatto molto bene. Efficace sotto il profilo della strategia della comunicazione sembra però mettere in luce talune non trascurabili debolezze e incoerenze. Il successo comunicativo, comunque, c’è stato: la stampa ha ripreso quasi tutto per filo e per segno, dandolo per buono compreso il discorso delle differenze Nord-Sud, che è un gioco pericoloso per dividere ancor più il Paese. Diverso è invece il risultato dell’analisi fatta collegialmente dai docenti: 

a) Il primo punto del decalogo è: Le prove presentate agli allievi delle scuole italiane rispondono ai requisiti di attendibilità e di validità stabiliti a livello internazionale. La proposizione è chiara! Ma è un’affermazione di partenza o un risultato? Per enunciarla è probabile che ci sia stata una certificazione rilasciata all’INVALSI da qualche organismo internazionale a ciò deputato o che si tratti solo di una semplice auto-certificazione. Non si sa. In ogni caso la proposizione 1 si pone come punto di partenza per ogni altro discorso: le prove presentate agli allievi delle scuole italiane sono valide e attendibili; un postulato in cui credere e….…andare avanti. 

b) La proposizione 2 non è meno assiomatica della prima,: è stato ulteriormente rafforzato il legame tra ciascuna domanda delle prove INVALSI 2015 e le Indicazioni nazionali e le Linee guida. Non è un risultato, ma una supposizione presentata con un’ovvietà tale da dover essere accettata senza batter ciglio. Credeteci è così! Non c’è bisogno di riscontri. “Noi – dice l’INVALSI - sappiamo bene cosa dicono le Indicazioni Nazionali e le Linee Guida, forse voi non lo sapete ancora, ma pian piano lo scoprirete. Ecco che abbiamo aumentato le domande che soddisfano le une e le altre, ma non vi diciamo quali sono e non vi diciamo neppure le domande che non le soddisfano e per quali motivi le poniamo.” 

c) La proposizione 3 è un vero capolavoro comunicativo: a livello nazionale gli allievi che hanno sostenuto le prove riescono a rispondere positivamente alle domande fondamentali e alcune competenze di base acquisite nel ciclo primario paiono rimanere solide anche negli anni successivi. Diversamente dalle prime due, sembra esprimere finalmente un risultato della somministrazione delle prove! Alle domande fondamentali gli studenti riescono a rispondere positivamente. Viene naturale chiedere: quali sono? Ci sono cioè nel test INVALSI domande fondamentali e domande che non lo sono? E’ questo il significato di quello che si dice? Ma le Indicazioni Nazionali e le Linee Guida prevedono questioni che sono fondamentali e altre che sono secondarie e solo accessorie? O è solo un’invenzione dell’INVALSI, scritta magari nello statuto epistemologico della matematica citato nel paragrafo 1.3? E’ il difetto principale dell’INVALSI, continuare a voler mantenere un ruolo di guida didattica del Paese sostituendosi anche alle leggi o interpretandole a suo modo. 

d) La proposizione 5 ( la 4 riguarda l’Italiano) afferma: le domande di Matematica che mettono in maggiore difficoltà i nostri studenti sono quelle legate all’argomentazione e alla rappresentazione di strategie risolutive. Anch’essa appare un risultato ma non si capisce bene a quali argomentazioni e, addirittura, rappresentazioni di strategie risolutive ci si riferisca, né se queste devono intendersi come ulteriori ambiti di riferimento per la costruzione delle prove. 

e) All’inizio della scuola primaria non si riscontrano grosse differenze di risultati tra le diverse aree del Paese, ma queste tendono a crescere, anche sensibilmente, nei livelli scolastici più elevati. E’ questa la proposizione 6 e sembra partire dal riconoscere che gli scolari nascono tutti uguali al Nord e al Sud! E il discorso da qui in poi diventa così serrato da non consentire una sintesi. 

3. Il giudizio sulle prove INVALSI 2015 

Le prove 2015 vanno meglio, sono migliorate. Lo riscontrano i docenti. D’altronde per la loro stesura si spendono non pochi soldi e vi sono impegnati tanti ottimi docenti che producono esempi di prove sempre più adatte e anche gli esperti INVALSI, coordinatori del lavoro, hanno fatto progressi. Per questi ultimi ci sono voluti anni, ma forse non si poteva pretendere di più.

La critica generale alle prove è: troppi grafici, troppe parole, troppi arzigogoli; gli item sono spesso lunghi, a volte noiosi, non immediatamente comprensibili. Per la scuola primaria si sottolinea la necessità di lasciare inalterato il tempo indicato per lo svolgimento delle prove, ma di ridurre le domande a non più di 20 o anche meno in modo che gli alunni possano lavorare con maggiore tranquillità e non essere vinti dall’ansia di dover completare il test. Per il fascicolo della secondaria di secondo grado si reputa inutile appesantimento il formulario proposto all’inizio: se ce ne fosse bisogno la formula si può inserire nel corpo della domanda! 

4. Il risultato dell’analisi del fascicolo 1 per la scuola secondaria di secondo grado. 

Il test, costituito da 31 quesiti, alcuni dei quali composti da più item per un totale di 53 item, è stato analizzato e discusso, domanda per domanda, in seduta plenaria. Il lavoro di riflessione e confronto, così ampio e articolato, ha portato al risultato di distribuire i quesiti del test, con la numerazione del Fascicolo 1 nei seguenti due gruppi: 

1) Quesiti etichettati “”. Sono quei quesiti che i docenti riconoscono vicini e attinenti a quanto è oggetto di insegnamento e apprendimento; a quello che ordinariamente essi trattano o che ritengono di dover trattare perchè attengono a quegli argomenti per i quali è progettata l’azione didattica e che sono individuati nelle Indicazioni Nazionali per i Licei e nelle Linee Guida per gli Istituti Tecnici e Professionali. Sono diciotto questi quesiti e, nel Fascicolo 1 citato, riportano il seguente numero d’ordine: 1- 2-4 – 6 – 8 – 9 –12 – 13 – 14 –17- 18a - 19 – 20 – 21- 23 – 24 - 26 a,b,c - 28 - 29. 

2) Nel secondo gruppo sono stati inseriti quei quesiti su cui non c’è stata unanimità di giudizio ma che destano in ogni caso perplessità e dubbi sui contenuti oggetto dell’accertamento, sulla formulazione che ne rende difficoltosa l’interpretazione, sulla lunghezza e il tempo occorrente per leggerli. Sono i quesiti corrispondenti ai numeri: 

a. 3 – 5 – 7 - 10 ( destano perplessità soprattutto per la formulazione) 

b. 11 – 15 – 16 – 18b -22 - 25 – 27 ( ritenuti non idonei per tutti gli indirizzi di studio ) 

c. 30 ( il testo della domanda è decisamente troppo lungo) 

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