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Memoria del male, memoria del bene. Una puntata di Vivalascuola dedicata ai Giusti

Segnalato da Giorgio Morale - Quest’anno la puntata di vivalascuola per la Giornata della Memoria è dedicata ai Giusti. Si tratta di una memoria che ci fa sentire in debito e ci “compromette“, poiché i Giusti ci trasmettono non solo la consapevolezza che “chi salva una vita salva il mondo“, ma anche che non basta indignarsi del male di cui siamo spettatori; e soprattutto ci trasmettono l’impegno di farci carico, noi stessi, della lucidità e del coraggio che hanno ispirato chi ha operato e opera con giustizia e speranza, contro corrente e mettendo a rischio la propria vita, per salvare anche una sola vita umana nel corso dei genocidi che da Auschwitz in poi si sono susseguiti ovunque, ieri come oggi. La puntata comprende una riflessione di Stefano Levi Della Torre sulla figura dei Giusti, un intervento di Salvatore Pennisi sul valore educativo della memoria del bene, il racconto di Maria Bacchi di una bella pagina della nostra storia in quel di Nonantola e la riproposta di un articolo di Gabriele Nissim su Shoah e Giusti. Completano la puntata tre racconti di resistenza e dignità che proponiamo come lettura per le scuole; inoltre materiali segnalazioni. Altri materiali su vivalascuola quiquiquiquiqui.

 

Indice
(Clicca sul titolo per andare subito all’articolo)

Stefano Levi Della Torre, Una giustizia fuorilegge
Salvatore Pennisi, La figura del giusto fra etica e politica
Maria Bacchi, Nonantola crocevia di salvezza
Gabriele Nissim, I Giusti e la memoria della Shoah
Chi sono i “Giusti tra le nazioni
Proposte di lettura. Tre racconti di resistenza e dignità
Su vivalascuola altri materiali sulla Shoah 
Segnalazioni 
Le notizie della settimana scolastica
Risorse in rete

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Una giustizia fuorilegge
di Stefano Levi Della Torre

Rimettere in piedi un discorso sul bene

Come molti, pensavo un tempo che parlare del male, delle persecuzioni, degli stermini, dei Lager, recasse in sé, implicito ma chiaro, un discorso sul bene. Lo spettacolo del male avrebbe comportato il suo rifiuto e dunque il bene. Questo è stato spesso il presupposto della “Giornata della memoria”, celebrazione del male estremo. Ma l’informazione potenziata ci sommerge ogni giorno di fatti tremendi in molte parti del mondo, e la nostra relativa impotenza in proposito induce in noi l’antidoto dell’indifferenza. Se non possiamo farci niente, meglio ripararsi da un orrore che è senza riposo. Ci rifugiamo nel fatto che Siamo tutti abbastanza forti per sopportare i mali degli altri (La Rochefoucauld), di altre generazioni, di altre genti. E intanto, le parole del bene, della solidarietà, della libertà, della giustizia, della democrazia, per non parlare dell’amore, hanno subito corruzioni tali da rovesciarsi troppo spesso nel loro contrario. Ora, il parlare dei “giusti”, di coloro che si sono opposti alla persecuzione altrui in nome della giustizia, rimette in piedi un discorso sul bene. E non solo come reazione al male, ma anche come argomento in se stesso, come principi dell’agire personale, sociale e politico. E’ un discorso esplicito sulle virtù, tema caro ai classici e agli umanisti, che ora è necessario rimettere al centro per ritrovare un orientamento.

Parlare del male è più facile che parlare del bene

Ma parlare del male è in un certo senso più facile che parlare del bene: il male ci fa sentire in credito nei confronti dei malvagi che devono, a noi e all’umanità, la propria condanna morale e punizione; il bene invece ci fa sentire in debito, perché ci chiede un impegno di coerenza nel pensiero, nel comportamento e nell’agire. Per questo preferiamo spontaneamente parlare del male per sentirci migliori, piuttosto che parlare del bene che ci fa sentire inadempienti.

Nella sua testimonianza, che per noi è un riferimento essenziale, Primo Levi non ha parlato solo del male di Auschwitz, ma anche del bene in Auschwitz, di quei sintomi di relazione umana che hanno aperto spiragli nel muro inesorabile del Lager. Ma occorre anche precisare che l’essere perseguitati non rende automaticamente degni di compassione e di solidarietà, idea che sembra, ad esempio aver ispirato l’atteggiamento equivoco o quanto meno mai chiarito del Vaticano, quando diede salvezza a molti ebrei e poi anche a molti nazisti sulla “via dei topi” dopo la sconfitta tedesca: sotto la “misericordia per ogni essere umano in difficoltà” scorreva in realtà la logica geo-politica della “guerra fredda” contro l’Unione Sovietica.

Nel suo trattato a favore della tolleranza, Voltaire propugnava “l’intolleranza verso gli intolleranti”. I persecutori vanno perseguitati. Respingendo ogni tentazione vittimistica, Vittorio Foa, dopo tanti anni di carcere per antifascismo, protestava: Dicono che sono stato perseguitato dal Fascismo, ma la verità più vera è che ero io a perseguitare il Fascismo.

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