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Presupposti teorici per il CLIL nella scuola primaria

Elenamaria Armand - Il CLIL a cui si fa qui riferimento si avvale del contributo teorico di Marsh e Langè, in particolare al testo Using Languages to Learn and Learning to Use s Language - Università di Jyväskala.

CLIL è un “termine ombrello” (riferito a esperienze e pratiche multiformi) adottato da Euroclic, The European Network for Content and Language Integrated Classroom, a metà degli anni ’90. Il suo acronimo significa Content and Language Integrated Learning ossia insegnamento integrato di lingua e contenuti: è utilizzato in alternativa al termine “lingua veicolare”.

E’ un’espressione generale usata per riferirsi a qualunque insegnamento di una materia non linguistica per mezzo di una lingua straniera (L2). La denominazione di questo approccio suggerisce un equilibrio tra l’apprendimento delle varie discipline e quello della lingua straniera. Il contenuto disciplinare non linguistico viene acquisito attraverso la L2 e la L2 si sviluppa attraverso il contenuto disciplinare non linguistico.

PRESUPPOSTI METODOLOGICI

Nella scuola primaria è fondamentale utilizzare ogni tipo di strategia comunicativa (linguistica, visuale o cinestetica) e, conseguentemente, supportare sempre l’attività con materiale visivo e grafico in modo da ridurre gli ostacoli legati al codice linguistico fornendo input verbali e non verbali.

Tale approccio richiede attività di apprendimento collaborativo, quindi caratterizzate da una forte interazione insegnante-alunno e alunno-alunno .
La sinergia è forse uno degli aspetti più importanti e caratterizzanti delle esperienze CLIL: il contatto fra mondi disciplinari solitamente disgiunti (come sono le discipline nei nei curricola tradizionali), ha conseguenze qualitativamente rilevanti sull’intera esperienza didattica favorendo l’integrazione curricolare.

Caratteristica del CLIL è l'utilizzo di materiale autentico, non concepito direttamente per l'insegnamento della lingua, bensì per trasmettere informazioni e contenuti.

L’utilizzo di questa metodologia permette di: 

  • aumentare la quantità di esposizione alla lingua straniera (si fa inglese mentre si fa storia, geografia, arte,...) in un contesto più naturale rispetto al tradizionale contesto di apprendimento di strutture e vocaboli per ascolto e ripetizione

  • migliorare la qualità dell’apprendimento per la maggior per l’uso di materiale autentico, il contesto interattivo che aumenta la fiducia e l’autostima, la ricchezza delle informazioni derivanti dai contenuti disciplinari. L’uso della lingua straniera per comprendere contenuti non linguistici richiede un profondo impegno cognitivo di elaborazione e incoraggia i processi del pensiero creativo potenziando così l’acquisizione della lingua stessa. 

OBIETTIVI GENERALI

Le attività CLIL permettono di:

  • sviluppare atteggiamenti positivi nei confronti della lingua veicolare

  • rafforzare la comunicazione e l’interazione tra gli alunni

  • favorire e promuovere lo sviluppo di competenze linguistiche

  • rispettare stili di apprendimento diversi offrendo maggiori e diversificate possibilità di utilizzo della lingua

  • offrire occasioni di utilizzo della lingua in contesti diversi e concreti favorendo la ricaduta dell’utilizzo della lingua straniera nella vita quotidiana

  • abituare a pensare in lingua poiché durante le attività i bambini si concentrano sull’argomento da apprendere e non solo sulla lingua straniera

  • accrescere l’efficacia dell’apprendimento della lingua straniera e acquisire migliore conoscenza delle discipline

  • sviluppare tutte le abilità linguistiche (scrivere, leggere, parlare, comprendere) migliorare le competenze sia nella lingua straniera che nella lingua madre (lessicale, grammaticale, semantica, fonologica, ortografica)

  • potenziare le capacità logiche perché si avvale di attività di problem solving

  • potenziare l’apprendimento in tutti gli alunni perché si stimola l’utilizzo di diversi canali di apprendimento e si valorizza la molteplicità della intelligenze.

Il passaggio dall’idea di insegnamento-apprendimento di una lingua vista come un insieme di regole, a un’idea di lingua come strumento per veicolare i contenuti delle diverse materie di studio, sposta la modalità di esercitarsi dalla finzione di contesti di conversazione studiati per l’occasione, a situazioni comunicative reali.

OBIETTIVI FORMATIVI

Gli obiettivi formativi di questo tipo di attività sono:

  • ampliare le competenze comunicative in entrambe le lingue perché si integrano le abilità di ricezione, produzione, interazione

  • sollecitare la capacità degli alunni di fare ipotesi sui significati delle frasi proposte in L2 partendo dal contesto di apprendimento

  • spostare l’attenzione dalla lingua in quanto tale, ai contenuti da comunicare ossia a imparare non solo a usare una lingua, ma usare una lingua per apprendere.

I vocaboli e le espressioni adatte alla disciplina non verranno presentate come una traduzione, ma come modalità di comunicazione, in pratica si tratta di entrare in un mondo diverso con le sue regole e modi di dire. 

GLI ALUNNI DELLA SCUOLA PRIMARIA

Nell’avviare il lavoro è importante tenere presente lo stadio evolutivo degli alunni: che cosa sono predisposti a comprendere, quanto ci si può aspettare che producano, quanto sono in grado di interagire, di quali prerequisiti cognitivi sono generalmente dotati e dove si può andare a incidere.

I bambini di età compresa tra 5 e 7 anni sono nello stadio pre-operativo e apprendono in modo olistico attraverso le esperienze in prima persona. Possono imparare attraverso la lingua orale e hanno bisogno di parlare di ciò che stanno facendo, mentre lo fanno. Per quanto possano essere egocentrici, cominciano a lavorare in piccoli gruppi e rispondono bene ad attività e situazioni di apprendimento che si riferiscono alla propria esperienza e ai propri interessi.

All'età di 8-10 anni, gli allievi di scuola elementare sono aperti al massimo a persone, culture e situazioni diverse dalle proprie. Essi continuano a sviluppare l'abilità di applicare il pensiero logico a problemi concreti, si divertono a fare lavori di gruppo e ne traggono dei benefici.

I bambini della scuola primaria acquisiscono la seconda lingua attraverso “l'approccio comunicativo o naturale”(Krashen 1983, Terrel1982, Brumfit E Johnson 1979).
Nella fase pre-produttiva i bambini ascoltano la lingua, la capiscono in una certa misura e rispondono in modo non verbale. Ascoltano e interiorizzano la seconda lingua, ma non (ri)producono. Reilly e Ward definiscono questa fase "periodo silenzioso".

"E' importante che l'insegnante di lingua si ricordi che i bambini passano molto tempo ad assorbire la lingua prima di produrre qualcosa" (Reilly V. and Ward S., Very Young Learners, Oxford 1997, p 7). 

Nella fase produttiva i bambini cominciano a dire singole parole, con pronuncia poco chiara e aiutandosi con i gesti. In seguito iniziano i primi discorsi con l’utilizzo di strutture a servizio della funzionalità linguistica. 

(http://bit.ly/2upTkhG)

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