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Simulazione della prima prova degli Esami di Stato: saggio breve sul male di vivere nel Novecento

red - Di seguito si propongono alcuni documenti per la stesura di un saggio breve dall'argomento "Il male di vivere nella poesia e nell'arte del Novecento", utile per le simulazioni della prima prova degli Esami di Stato Ambito Artistico-Letterario.

Consegna

Sviluppa l’argomento scelto in forma di «saggio breve», utilizzando, in tutto o in parte, e nei modi che ritieni opportuni, i documenti e i dati forniti. Argomenta la tua trattazione, anche con opportuni riferimenti alle tue conoscenze ed esperienze di studio. Premetti al saggio un titolo coerente e, se vuoi, suddividilo in paragrafi. Non superare cinque colonne di metà di foglio protocollo.

Spesso il male di vivere ho incontrato:

era il rivo strozzato che gorgoglia,

era l'incartocciarsi della foglia

riarsa, era il cavallo stramazzato.

Bene non seppi, fuori del prodigio

che schiude la divina Indifferenza:

era la statua nella sonnolenza

del meriggio, e la nuvola, e il falco alto levato.

E. MONTALE, Ossi di Seppia, 1925

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Anche questa notte passerà

Questa solitudine in giro

titubante ombra dei fili tranviari

sull'umido asfalto

Guardo le teste dei brumisti

nel mezzo sonno

tentennare

G. UNGARETTI, L'allegria, 1942

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Ho parlato a una capra.

Era sola sul prato, era legata.

Sazia d'erba, bagnata

dalla pioggia, belava.

Quell'uguale belato era fraterno

al mio dolore. Ed io risposi, prima

per celia, poi perché il dolore è eterno,

ha una voce e non varia.

Questa voce sentiva

gemere in una capra solitaria.

In una capra dal viso semita

sentivo querelarsi ogni altro male,

ogni altra vita.

U. SABA, La capra, in "Casa e Campagna", 1909 - 1910

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Gelida messaggera della notte,

sei ritornata limpida ai balconi

delle case distrutte, a illuminare

le tombe ignote, i derelitti resti

della terra fumante. Qui riposa

il nostro sogno. E solitaria volgi

verso il nord, dove ogni cosa corre

senza luce alla morte, e tu resisti.

S. QUASIMODO, Elegia, 1947

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"Sento il grido della natura!" (Munch).

"La deformazione della figura è giunta a un limite sconosciuto per quell'epoca. L'uomo in primo piano, con la bocca gridante e le mani strette sulle orecchie per non ascoltare il proprio incontenibile urlo, che è anche urlo della natura, è ridotto ad una misera parvenza ondeggiante in un paesaggio di delirio."

M. DE MICHELI, Le avanguardie artistiche del Novecento