Tu sei qui

Simulazione della prova di Italiano degli Esami di Stato: Analisi del testo

red - Di seguito viene proposta una simulazione della prova di Italiano degli esami di stato. Gli studenti dovranno svolgere un'analisi del testo di un brano tratto da Il Piacere di Gabriele D'Annunzio 

Gabriele D’Annunzio, «Il Verso è tutto», da II piacere 

La sua anima si empì tutta d’una musica di rime e di sillabe ritmiche. Egli gioiva; quella spontanea improvvisa agitazion poetica gli dava un inesprimibile diletto. Egli ascoltava in sé medesimo que’ suoni, compiacendosi delle ricche immagini, degli epiteti esatti, delle metafore lucide, delle armonie ricercate, delle squisite combinazioni di iati e di dieresi, di tutte le più sottili raffinatezze che variavano il suo stile e la sua metrica, di tutti i misteriosi artifìzii dell’endecasillabo appresi dagli ammirabili poeti del XIV secolo e in ispecie dal Petrarca. La magia del verso gli soggiogò di nuovo lo spirito; e l’emistichio sentenziale d’un poeta contemporaneo gli sorrideva singolarmente. - «Il Verso è tutto.»1 

Il verso è tutto. Nella imitazion della Natura nessun istrumento d’arte è più vivo, agile, acuto, vario, multiforme, plastico, obediente, sensibile, fedele. Più compatto del marmo, più malleabile della cera, più sottile d’un fluido, più vibrante d’una corda, più luminoso d’una gemma, più fragrante d’un fiore, più tagliente d’una spada, più flessibile d’un virgulto,2 più carezzevole d’un murmure,3 più terribile d’un tuono, il verso è tutto e può tutto. Può rendere i minimi moti del sentimento e i minimi moti della sensazione; può definire l’indefinibile e dire l’ineffabile; può abbracciare l’illimitato e penetrare l’abisso; può avere dimensioni d’eternità; può rappresentare il sopraumano, il soprannaturale, l’oltramirabile; può inebriare come un vino, rapire come un’estasi; può nel tempo medesimo posseder il nostro intelletto, il nostro spirito, il nostro corpo; può, infine, raggiungere l’Assoluto. Un verso perfetto è assoluto, immutabile, immortale; tiene in sé le parole con la coerenza d’un diamante; chiude il pensiero come in un cerchio preciso che nessuna forza mai riuscirà a rompere; diviene indipendente da ogni legame da ogni dominio; non appartiene più all’artefice, ma è di tutti e di nessuno, come lo spazio, come la luce, come le cose immanenti e perpetue. 

Un pensiero esattamente espresso in un verso perfetto è un pensiero che già esisteva preformato nella oscura profondità della lingua. Estratto dal poeta, seguita ad esistere nella coscienza degli uomini. Maggior poeta è dunque colui che sa discoprire, disviluppare, estrarre un maggior numero di codeste preformazioni ideali. Quando il poeta è prossimo alla scoperta d’uno di tali versi eterni, è avvertito da un divino torrente di gioia che gli invade d’improvviso tutto l’essere. 

Quale gioia è più forte? - Andrea socchiuse un poco gli occhi, quasi per prolungare quel particolar brivido ch’era in lui foriero della inspirazione quando il suo spirito si disponeva all’opera d’arte, specialmente al poetare. Poi, pieno d’un diletto non mai provato, si mise a trovar rime con la èsile matita su le brevi pagine bianche del taccuino. Gli vennero alla memoria i primi versi d’una canzone del Magnifico: 

Parton leggieri e pronti 

dal petto i miei pensieri…4 

Quasi sempre, per incominciare a comporre, egli aveva bisogno d’una intonazione musicale datagli da un altro poeta; ed egli usava prenderla quasi sempre dai verseggiatori antichi di Toscana. Un emistichio di Lapo Gianni, del Cavalcanti, di Cino, del Petrarca, di Lorenzo de’ Medici, il ricordo d’un gruppo di rime, la congiunzione di due epiteti, una qualunque concordanza di parole belle e bene sonanti, una qualunque frase numerosa5 bastava ad aprirgli la vena, a dargli, per così dire, il la, una nota che gli servisse di fonda- mento all’armonia della prima strofa. 

(da G. D’Annunzio, Prose di romanzi, a cura di A. Andreoli, voi. I, Mondadori, Milano 1988.) 

1l’emistichio... tutto: è una citazione tratta da una poesia dello stesso D’Annunzio, compresa nell’Isotteo e intitolata Epodo. Quattro sonetti al poeta Giovanni Marradi in onore della nona rima, IV, w. 12-14: «O Poeta, divina è la Parola; / ne la pura parola il ciel ripose / ogni nostra letizia; e il Verso è tutto». 

2virgulto: ramo giovane e flessibile

3murmure: mormorio. 

4Parton... pensieri: è la canzone XCII delle Rime di Lorenzo de’ Medici. 

5numerosa: armoniosa (dal latino “numerus” = ‘ritmo’).

1. Comprensione del testo 

1.1 Dopo una prima lettura riassumi brevemente il contenuto del brano in non più di dieci righe. 

1.2 Quali aspetti della poesia affascinano Andrea? 

1.3 Che cosa significa l’espressione «il Verso è tutto»? Afferma semplicemente che la poesia è la più alta fra tutte le arti oppure ha anche altri significati? 

2. Analisi del testo 

2.1 Quali figure retoriche abbondano nel brano? Individuale. Quale effetto hanno nel lettore? 

2.2 Quale rapporto si può intravedere tra D’Annunzio e il personaggio protagonista del Piacere, Andrea Sperelli? 

3. Interpretazione complessiva e approfondimenti 

3.1 Secondo Andrea, il poeta può incidere nella coscienza degli uomini? In quale modo? Trovi che questa filosofia sia sostenuta anche da D’Annunzio? Esponi le tue considerazioni in merito. 

3.2 In questo brano Andrea Sperelli sente rinnovarsi in lui «il culto profondo e appassionato dell’Arte» durante la convalescenza dalla ferita riportata in un duello. Alla luce delle tue conoscenze sul Piacere o sulla vicenda biografica di D’Annunzio, spiega questa affermazione in un breve commento personale. Puoi aiutarti nella composizione con riferimenti anche ad altri scritti dell’autore.

rss facebook twitter google+

Categorie news