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Elementi predittivi ed interazione sociale per l'inclusione scolastica degli studenti con autismo

Agenzia Dire - Elementi predittivi del futuro, sviluppo intellettivo e sociale del bambino sono l'attaccamento sicuro alle figure genitoriali, il livello di interazione sociale e il Quoziente intellettivo (Qi), unitamente alle capacità di insightfulness materno. Quattro caratteristiche che secondo David Oppenheim, membro senior del "Center for the study of child development" dell’Università di Haifa (Israele), sono "importanti anche per definire la tipologia di inclusione scolastica in cui inserire i soggetti coinvolti nei disturbi dello spettro autistico".

In Israele i bambini autistici hanno tre possibilita di inserimento scolastico: in scuole educative speciali, in scuole normali ma in classi con educazione speciale e in classi normali di scuole regolari.

Il nuovo studio promosso dall'Università di Haifa, e presentato in occasione della seconda giornata di studi dell’Istituto di Ortofonologia (IdO) a Roma, parte dalla constatazione che "sempre in Israele il rapporto genitori-figli è tenuto in considerazione fino all'inserimento scolastico (dopo viene attenzionato solo il bambino), vuole pertanto dimostrare che l'insightfulness materno e l'attaccamento sicuro nei bambini sono invece predittivi dei futuri risultati del percorso scolastico".

(DIRE) Roma, 1 feb. - IL CAMPIONE DELLA RICERCA LONGITUDINALE 

- La ricerca è stata condotta su 45 bambini esaminati a 4 anni e mezzo, 8/9 anni e 12 anni e mezzo. Il 43% di questi ha un attaccamento sicuro e il 57% insicuro.  Il 42% delle madri possiede la capacità di insightfulness.

L'INSERIMENTO SCOLASTICO 

- Il 34% dei bambini di 8 anni era stato inserito in scuole speciali (1/3), il 42% in classi speciali ma di scuole regolari, il 17% in classi regolari di scuole regolari con il sostegno e il 7% in classi regolari di scuole regolari ma senza aiuto. "È dunque significativo- afferma Oppenheim- che il 24%, 1/4 del campione, rientri in una didattica regolare". Alle medie "per l'87% dei soggetti osservati la situazione non è cambiata: il 49% è stato inserito in scuole speciali, il 25% in classi speciali ma di scuole normali, il 23% in classi normali di scuole tradizionali e il 2% in classi normali di scuole tradizionali senza il sostegno".

GLI ELEMENTI PREDITTIVI 

- Il QI e le competenze, o il deficit, di interazione "sono stati utilizzati per definire le capacità sociali e di adattamento alla scuola, mentre l'attaccamento del bambino e la capacità di insightfulness materno sono state considerate per definire le qualità emozionali nella gestione  dei compiti e nella promozione dello sviluppo. Bambini di mamme con insightfulness- ricorda lo studioso israeliano- si adattano meglio perché si sentono più compresi, regolati e sicuri".

IL QI 

- I tre gruppi di bambini non si differenziano molto tra loro da un punto di vista intellettivo,  "nel senso che non è significativa la differenza di QI nei soggetti collocati nelle scuole educative speciali rispetto a quelli delle classi speciali. Una differenza più marcata è forse ravvisabile- sottolinea Oppure- con i soggetti inseriti nelle classi normali con o senza sostegno".

L'ATTACCAMENTO

- I bambini inseriti  nelle scuole di educazione speciale "mostrano di avere un attaccamento insicuro. Quelli sicuri sono meno del 20%. Diversa è la situazione nelle classi speciali di scuole normali dove il 40% è sicuro. Percentuale che sale al 70% nelle classi normali". La sicurezza negli attaccamenti "promuove quindi la capacità di interazione sociale con gli altri soggetti, le abilità comunicative e di adattamento". Infine, nelle scuole speciali "quasi la totalita delle madri non ha capacità di insightfulness, mentre nelle scuole normali l'80% delle madri è in grado di insightfulness. Da questi dati emerge che non si possono valutare le componenti cognitive- aggiunge il professore- ignorando gli aspetti emotivi. Di certo i figli di mamme con insightfulness sanno relazionarsi meglio e sanno chiedere più aiuto". Magda di Renzo, responsabile del servizio Terapie dell'Istituto di Ortofonologia, conclude: "Questa ricerca è importante perché ci ricorda che la lettura del mondo emotivo è sempre predittiva dello sviluppo cognitivo".

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