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Leggere a scuola si può e lo si fa!

Un bambino che legge sarà un adulto che pensa (Anonimo)

In più di un’occasione, nel corso degli anni, ho avuto modo di confrontarmi con alcuni colleghi su quale fosse il metodo più efficace per invogliare gli studenti alla lettura.

Molte di quelle conversazioni mi hanno portato ad un profondo scoramento: la rassegnazione nella voce dei miei interlocutori, la mancanza di fantasia nell’ipotizzare strategie differenti da quelle sempre usate e quel pizzico di pregiudizio nei confronti degli ragazzi erano le caratteristiche più comuni.

Ultimamente, invece, ho trovato un gruppetto d’ insegnanti temerarie con cui ho cercato una via, convinta, insieme alle mie compagne di avventura, che non fosse vero che i ragazzi non leggono, piuttosto, che non avessero ancora trovato la storia giusta o la persona adatta che la proponesse loro.

Eravamo tutte sufficientemente aggiornate riguardo alla letteratura giovanile e consapevoli che, nella “selva” dell’editoria per ragazzi, esistessero pubblicazioni estremamente interessanti e valide scritte da autori capaci e attenti sia alla costruzione narrativa che alla scelta di una lingua efficace.

E’ stato così, che inconsapevolmente siamo state coinvolte in una ricerca collettiva di racconti, romanzi, di recensioni e di riviste specialistiche e man mano che lo studio procedeva sono cominciate a spuntare le prime possibili iniziative.

Credo, senza ombra di smentita, che la prima vera promozione alla lettura l’abbiamo fatta fra noi e questo comune aggiornamento ci ha reso maggiormente unite e più vicine alle richieste degli alunni, perché, quando uno di questi ci avesse chiesto un libro così e così, avremmo risposto:“ne ho appena finito di leggere uno che è molto simile a ciò che desideri. Vuoi provare?” 

Vorrei che tutti leggessero. Non per diventare letterati o poeti,  ma perché nessuno sia più schiavo. (Gianni Rodari)

Non si trattava di aumentare i livelli di lettura, forse anche, ma non era questo il nostro obiettivo principale, né accrescere il consumo di libri. Desideravamo, innanzitutto dare la possibilità di leggere il mondo, senza necessariamente volere a tutti i costi cambiarlo, desideravamo farlo con loro certe, che da un’esperienza positiva di lettura, sarebbero scaturite domande, dubbi, riflessioni alle quali, insieme, avremmo trovato una risposta o, quanto meno, tentato di farlo.

Era necessario creare un luogo differente dalla classe, uno spazio tranquillo, possibilmente bello e curato nel quale, per una manciata di minuti, tutti, ragazzi e insegnanti, avrebbero potuto regalarsi una lettura lontani dalla “minaccia” di una successiva sintesi del testo, suddivisione in sequenze, ricerca di figure retoriche. 

Quel momento sarebbe stato tutto loro - tutto nostro - e sarebbe stato piacere puro!

Leggere ad alta voce, per i propri ragazzi, non è una tecnica d’animazione, non è esibizione delle proprie capacità teatrali, non è presentazione di un autore e delle sue opere letterarie. Leggere ad alta voce e farlo, poi, per la propria classe è un piccolo atto d’amore, che inizia scegliendo il testo più adatto, prosegue preparando la lettura, facendo attenzione ai tempi, alle intonazione e alle pause per leggerlo al meglio delle proprie capacità e si conclude offrendo, alla fine, una parte di noi: la voce.

C’è forse cosa più bella?

Tornati in classe, al ”lavoro usato”, avremmo ricominciato “a sezionare racconti”, perché è giusto che sia così, consapevoli, però, che esista anche un altro modo di leggere una poesia, una descrizione tratta da un romanzo o il dialogo concitato fra due personaggi e che è possibile assaporarli per quello che sono: un’opera d’arte.

Le due cose non sono in opposizione si completano e aggiungerei che, nonostante il ritmo incalzante delle attività scolastiche, leggere a scuola si può…tutto l’anno … più volte in un anno …basta volerlo: programmando in modo che diventi parte integrante delle attività didattiche.

I libri si rispettano usandoli, non lasciandoli stare. (Umberto Eco)

A nostro avviso non devono esistere libri che bisogna aver letto, né perché classici, né perché di moda ed in particolare, nella scuola secondaria di primo grado, è più che mai opportuno che ogni ragazzo possa aver modo di crearsi i suoi classici e le sue classifiche.

Per realizzare tutto questo era necessario che gli studenti potessero accedere gratuitamente ad una quantità di libri in buono stato e possibilmente aggiornati e la nostra aula di lettura era il luogo giusto. E’uno spazio grande, luminoso e ben arredato, ma mancava di quello che qualcuno definì “un tocco di colore” e oltre a ciò il materiale librario aveva decisamente bisogno di essere ricollocato, ricatalogato e in alcuni casi restaurato.

E’ stato un lavoro assai lungo ed impegnativo, peraltro ancora in atto, di cui i ragazzi hanno colto subito il valore, stupendosi, quando li abbiamo fatti riflettere sul fatto che alcuni volumi in prestito erano già in possesso della scuola molto tempo prima che loro nascessero e che, passati in tante mani, letti innumerevoli volte erano giunti fino a loro.

Questa presa di coscienza, questo essere parte attiva nella custodia di un bene comune li ha resi tutti maggiormente partecipi e disponibili. 

L’aula di lettura, con il tempo, è diventata nella scuola un piccolo punto di riferimento anche perché, contemporaneamente all’attività di catalogazione dei volumi, abbiamo prestato attenzione a valorizzare l’ambiente rendendolo più accogliente. Gli scaffali devono incuriosire chiunque entri e ai libri è stato offerto uno spazio per l’esposizione tematica e per i consigli alla lettura dando, in questo modo, la possibilità di mettere in evidenza alcuni testi che altrimenti rimarebbero nascosti.

E’ stato per questo che si è scelto che gli scaffali rimanessaro sempre accessibili ai ragazzi: nessuna chiave, nessun lucchetto.

A qualcuno la scelta è apparsa rischiosa, perchè può sempre accadere che un “topo di biblioteca”, approfittando della distrazione generale, entri per sottrarre, ad esempio, una copia de “L’Isola del Tesoro” per poi scegliere di leggerlo di nascosto a casa, ma di fronte a questa giusta obiezione e indecise tra punire il reo di furto o premiarlo, per aver passato le notti con Long John Silver, abbiamo deciso che sarebbe stato giusto rischiare.

Ci siamo limitate a qualche semplice regola, ad un pizzico d’attenzione nei momenti della registrazione e a dare fiducia quel tanto che basta. 

Questa è la nostra ricetta e devo dire che i ragazzi non ci hanno mai deluso.

 Ci vuole tempo e ci vuole calma, perché il prestito del libro non è una pratica da sbrigare: è ascolto, disponibiltà, attenzione alle richieste perché non è sempre detto che i ragazzi abbiano le idee proprio chiare su cosa vogliano leggere ed inoltre, più spesso di quanto si pensi, avviene che di fronte alla libera scelta lo studente, soprattutto se molto giovane, si trovi completamente spiazzato e incapace di orientarsi.

E’ decisamente il momento più affascinante e se si è riusciti ad instaurare una corretta relazione interpersonale non sarà poi tanto difficile trovare la storia giusta. Loro, i ragazzi, di solito, si fidano anche se lo sguardo tradisce una certa diffidenza (chi gli parla è sempre un adulto e per di più insegnante per cui la fregatura deve esserci per forza) alla fine ti ascoltano. Il nostro compito è quello di proporre loro offrendo comunque la possibilità di cambiare idea, almeno entro un numero preciso di giorni.

Così facendo il ragazzo non si sente “oppresso”, obbligato ma invitato a provare … ad assaggiare.

Se, come è stato già detto la lettura è un’ esperienza personale non possiamo non considerare questa anche un’esperienza sociale e socializzante: è bello e stimolante leggere tutti insieme lo stesso libro, è emozionante, in più di un’occasione è anche divertente ascoltare insieme una storia, aiuta a crescere consigliare una lettura o lasciarsi “contagiare” da quella di un amico e sperimentare l’antica e sempre valida attività del passaparola.

Per questo motivo proponiamo spesso questo tipo di esperienze, anche grazie ad una sezione apposita di lettura collettiva o se si preferisce condivisa. Riteniamo che questo sia motivante anche per gli alunni che non vivono in famiglia la passione per la lettura, crediamo che possa sorreggere e aiutare i ragazzi in difficoltà e crei una buona atmosfera in classe.

Abbiamo sperimentato quanto un tipo di esperienza collettiva di lettura incentivi lo scambio di idee e opinioni aggiungendo al piacere di leggere, il piacere di raccontare, riflettere insieme, collaborare. Così la lettura ci influenza, ci rende esseri più ricchi e sicuramente migliori.

Il verbo leggere non sopporta l’imperativo. (Gianni Rodari)

Ai momenti “speciali” in aula di lettura si alternano poi le attività svolte in classe dove ogni singolo docente propone ai ragazzi attività finalizzate e più specifiche a seconda dell’età: esse vanno dalla sintesi attraverso il disegno accompagnato, magari, da brevi didascalie o dalle frasi più significative del libro letto sino a giungere alla rielaborazionedell’intera vicenda o parte di essa.

Ai più grandi si ritiene utile, oltre che necessario, chiedere di esprimere le proprie opinioni: un giudizio personale sul comportamento di un personaggio, le proprie idee sul tema centrale della lettura, raggiungendo sicuramente un livello più profondo di comprensione sino ad arrivare all’essenza del messaggio del racconto o del romanzo anche, ma non per forza, attraverso una scheda conclusiva che li possa guidare nella formulazione di un giudizio personale complessivo.

Quello che reputo assolutamente opportuno è che qualsiasi attività si svolga intorno alla lettura non debba essere necessariamente legata alla valutazione. C’è chi sostiene che “se non gli diamo il voto non leggono”.Non credo che sia esatto, poiché l’obiettivo è quello di educare all’amore per la lettura e non si può obbligare ad amare. Se poi ho proprio bisogno di “dare un voto” cerco di creare le condizioni affinchè, alla fine del percorso, si possa valutare: il livello d’ interesse verso le attività, alla frequenza e alla partecipazione attiva dell’aula o ad eventuali incontri con l'autore, la capacità di creare racconti e di usufruire con responsabilità del prestito librario oltre che la disponibilità a condividere con i compagni la propria esperienza di lettore.

Nulla toglie che si possa dichiarare ai ragazzi che ci sono dei libri o dei testi che per necessità legate alle attività annuali, “devono” essere letti e che questi saranno sottoposti a verifica e valutazione, ma per il resto opto e consiglio di lasciarli leggere in tranquillità.

Siamo ben consapevoli che quanto svolto sino ad oggi è solo una minima parte di quanto effettivamente si potrebbe e si dovrebbe realizzare e siamo altrettanto coscienti che in Italia si legga poco e sempre sempre meno ,abbiamo letto anche noi i dati Istat usciti il 27 dicembre e siamo preoccupate che gli editori considerino la mancanza di efficaci politiche scolastiche di educazione alla lettura una delle cause di questo sfacelo, ma non riteniamo sia utile lamentarci e consapevoli che molto di più e probabilmente molto meglio si potrebbe fare , combattiamo la nostra quotidiana battaglia contro il Nulla che avanza. Forse ha ragione Gmork della “Storia Infinita”:il vuoto ci circonda , il Nulla dilaga e distrugge il mondo, ma noi nel nostro piccolo facciamo in modo che questo non accada … e lo facciamo ogni giorno…una pagina alla volta.

Alcune pubblicazioni interessanti sull’argomento:

Rita Valentino Merletti, Leggere ad alta voce Milano, Mondadori 1996

Guido Quarzo AnnaVivarelli, Leggere: un gioco da ragazzi,MilanoSalani Editore, 2016

Giorgia Grilli, Libri nella giungla: orientarsi nell’editoria per ragazzi, Roma, 2012

Loredana Pippione

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