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L'importanza di chiamarsi (fare) community

di Sonia Montegiove presidente LibreItalia - Scegliere il software libero a scuola significa accompagnare i ragazzi in un percorso che li dovrebbe portare a conoscere e magare entrare a far parte delle community, imparando così una modalità di lavoro collaborativa. Le community sono l'elemento portante del software libero, un concentrato di persone che volontariamente sostengono il progetto al fine di migliorarlo e metterlo a disposizione della collettività.

Fare community non è certo semplice. Occorre prima di tutto mettere da parte l'individualismo per aprirsi al confronto con gli altri, dimenticare gli interessi personali per dare priorità a quelli collettivi, predisporsi a condividere il frutto del proprio lavoro (senza ovviamente rinunciare alla proprietà intellettuale di quanto prodotto).

L'essere cresciuti a pane e software proprietari non ci ha certo aiutati a far parte e soprattutto a sentirsi parte di una community. Siamo abituati a chiedere (pretendere) soluzioni visto che “ho pagato una licenza”; siamo abituati a subire le scelte di altri (pensate alle tanto odiate ribbon di Office) anche quando queste non ci piacciono; non siamo più capaci di esprimere le nostre preferenze e far valere i nostri diritti; facciamo spallucce quando leggiamo che Windows10 rastrella i nostri dati mettendo a repentaglio la nostra privacy; pensiamo sia normale il fatto di non poter rileggere un documento con un programma diverso da quello con cui l'abbiamo scritto; crediamo che si possa portare a scuola un cd con software pirata perché “lo fanno tutti, che male c'è?”. Usare software libero e cominciare a interagire con la community significa dimenticare tutto questo.

Diventare elementi attivi di una community non è difficile come si pensa: non occorre essere degli informatici. Si può ad esempio contribuire nella localizzazione del software, traducendo interfacce dei programmi e manuali oppure, solo per fare un paio di esempi, iscriversi alle mailing list in cui gli utenti pongono domande sull'uso di un programma e provare a scrivere dei consigli e delle soluzioni. 

Entrare in community diventa una grande occasione anche per gli insegnanti che possono

crescere professionalmente. Frequentare le community significa interfacciarsi e venire a contatto con professionisti in genere molto preparati (in parte volontari e in parte retribuiti dalle aziende che nel software ci investono) solitamente ben predisposti a condividere le proprie competenze.

crescere culturalmente. Le community ci permettono di venire a contatto con persone di altri Paesi, che parlano lingue diverse dalla nostra, che hanno abitudini differenti ma con le quali si riesce a dialogare, collaborare, costruire insieme nonostante la distanza.

imparare a lavorare insieme. “Il meglio e il buono nella nostra vita lo abbiamo fatto quando abbiamo collaborato con altri”. Questa frase di Tullio De Mauro descrive perfettamente l'opportunità di migliorarsi dando il proprio contributo di conoscenza, competenza e lavoro alle community di software libero.

fare rete. Frequentando le community si tessono interessanti reti sociali che possono supportare anche l'attività a scuola.

Un concentrato di motivi per i quali vale la pena avvicinarsi alle community da insegnanti e accompagnare gli allievi in questi luoghi in cui la contaminazione (quella positiva che fa crescere) non solo è possibile ma è facilitata. 

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